DISPENSA 18 — La Reputazione nel Networking
Come la coerenza tra ciò che siamo, ciò che comunichiamo e ciò che gli altri sperimentano costruisce la nostra reputazione professionale.
INTRODUZIONE — LA REPUTAZIONE ARRIVA PRIMA DI NOI
Nel mondo professionale esiste un momento nel quale veniamo valutati senza essere presenti.
Accade quando un imprenditore pronuncia il nostro nome durante una riunione. Quando un cliente racconta la propria esperienza a un collega. Quando un professionista decide se presentarci a un potenziale partner. Quando qualcuno cerca informazioni su di noi prima di accettare un incontro.
In quel momento non siamo noi a parlare.
A parlare è la nostra reputazione.
È il risultato di ciò che abbiamo fatto, delle promesse che abbiamo mantenuto, delle aspettative che abbiamo creato e delle esperienze che gli altri associano al nostro nome.
Possiamo investire nella comunicazione, costruire un’identità visiva riconoscibile, pubblicare contenuti autorevoli e presentarci come esperti del nostro settore. Tutto questo può contribuire a rendere visibile il nostro profilo professionale.
Ma esiste una differenza sostanziale tra l’immagine che costruiamo di noi stessi e la reputazione che gli altri maturano attraverso il rapporto con noi.
La prima dipende in larga misura dalla nostra comunicazione. La seconda si forma attraverso un processo più complesso, nel quale entrano in gioco comportamenti, risultati, testimonianze, aspettative e coerenza nel tempo.
Nel networking questa distinzione è fondamentale.
Una persona può ottenere molti contatti grazie alla propria visibilità. Ma sarà la reputazione a influenzare la disponibilità degli altri a fidarsi, collaborare, raccomandarla e coinvolgerla in nuove opportunità.
La visibilità permette alle persone di conoscerci. La reputazione contribuisce a determinare perché dovrebbero fidarsi di noi.
CHE COS’È DAVVERO LA REPUTAZIONE PROFESSIONALE?
La reputazione professionale è l’insieme delle percezioni, dei giudizi e delle aspettative che gli altri sviluppano nei nostri confronti sulla base delle informazioni e delle esperienze disponibili.
Non coincide necessariamente con la realtà completa della persona. È una rappresentazione che si forma nel tempo, attraverso ciò che gli altri osservano, ascoltano e sperimentano.
Nel contesto imprenditoriale, la reputazione può riguardare diverse dimensioni:
- Competenza: siamo riconosciuti come persone capaci di svolgere bene il nostro lavoro?
- Affidabilità: manteniamo gli impegni e rispettiamo le scadenze concordate?
- Integrità: agiamo in modo coerente con i nostri principi e con gli accordi presi?
- Coerenza: esiste una continuità tra ciò che dichiariamo e ciò che facciamo?
- Qualità relazionale: sappiamo ascoltare, rispettare gli interlocutori e gestire le difficoltà?
- Responsabilità: come ci comportiamo quando commettiamo un errore o una collaborazione non produce i risultati attesi?
Queste dimensioni non hanno tutte lo stesso peso in ogni settore. Per un consulente può essere determinante la qualità dell’analisi; per un fornitore, il rispetto delle consegne; per un dirigente, la capacità di prendere decisioni e assumersene la responsabilità.
La reputazione è quindi legata al contesto nel quale operiamo e alle aspettative legittime delle persone con cui entriamo in relazione.
Non basta essere conosciuti. È importante essere riconosciuti per caratteristiche che abbiano un valore concreto per gli altri.
Principio fondamentale: la reputazione non è soltanto ciò che gli altri pensano di noi. È ciò che si aspettano ragionevolmente da noi dopo aver osservato il nostro comportamento.
IDENTITÀ, IMMAGINE E REPUTAZIONE: TRE CONCETTI DA DISTINGUERE
Nel linguaggio professionale questi termini vengono spesso utilizzati come sinonimi. In realtà descrivono tre dimensioni differenti.
Identità professionale
È ciò che siamo, i nostri valori, le nostre competenze, la nostra storia e il contributo che intendiamo offrire al mercato.
Domanda guida: chi sono professionalmente?
Immagine professionale
È il modo in cui scegliamo di presentarci: linguaggio, comunicazione, contenuti, stile, identità visiva e messaggi pubblici.
Domanda guida: come mi presento agli altri?
Reputazione professionale
È il giudizio che gli altri costruiscono sulla base di ciò che conoscono, osservano e sperimentano nel rapporto con noi.
Domanda guida: per che cosa sono riconosciuto?
Immaginiamo un consulente che si presenti come esperto di trasformazione digitale.
La sua identità professionale comprende le competenze e l’esperienza maturate. La sua immagine può essere rafforzata da un sito curato, da articoli specialistici e da una presenza autorevole su LinkedIn.
La sua reputazione, però, dipenderà anche dalla qualità delle analisi, dalla chiarezza delle proposte, dalla capacità di rispettare gli accordi e dai risultati che saprà contribuire a generare.
Se queste tre dimensioni sono coerenti, la comunicazione trova conferma nell’esperienza.
Se divergono, prima o poi può emergere una distanza tra le aspettative create e la realtà percepita.
L’obiettivo non è apparire più autorevoli di quanto siamo, ma rendere riconoscibile e credibile il valore che siamo realmente in grado di offrire.
LA COERENZA: IL PRINCIPALE FONDAMENTO DELLA REPUTAZIONE
La reputazione si costruisce attraverso molti fattori, ma uno dei più importanti è la coerenza.
Non significa comportarsi sempre nello stesso modo, indipendentemente dalle circostanze. Significa mantenere una relazione riconoscibile tra i valori dichiarati, le decisioni prese e i comportamenti adottati.
Se dichiariamo che il cliente è al centro della nostra attività, dobbiamo dimostrare attenzione anche quando il cliente esprime un problema.
Se ci presentiamo come persone puntuali, dobbiamo rispettare gli appuntamenti o avvisare tempestivamente quando un imprevisto ci impedisce di farlo.
Se promettiamo un risultato, dobbiamo chiarire ciò che possiamo garantire, ciò che dipende da fattori esterni e quali responsabilità ci assumiamo.
Se parliamo di collaborazione, dobbiamo essere disposti a riconoscere il contributo degli altri.
La coerenza si manifesta soprattutto nei momenti nei quali sarebbe più semplice comportarsi diversamente.
È facile dichiararsi affidabili quando tutto procede senza difficoltà. È più significativo osservare come gestiamo un ritardo, un errore, una divergenza commerciale o una promessa che non siamo riusciti a mantenere.
La reputazione non richiede la perfezione. Richiede comportamenti sufficientemente coerenti e la capacità di assumersi la responsabilità delle proprie azioni.
La credibilità cresce quando le persone scoprono che possono riconoscere i nostri principi nei nostri comportamenti.
LA REPUTAZIONE SI COSTRUISCE NEI DETTAGLI
Molti professionisti associano la reputazione ai grandi risultati: un importante contratto, una collaborazione prestigiosa, un incarico istituzionale o un riconoscimento pubblico.
Sono elementi che possono contribuire alla percezione del valore professionale, ma la reputazione quotidiana si forma anche attraverso comportamenti apparentemente minori.
Pensiamo a un imprenditore che:
- risponde con chiarezza a una richiesta;
- rispetta un impegno anche quando non è più conveniente;
- ammette di non conoscere una materia anziché improvvisare una risposta;
- evita di diffondere informazioni riservate;
- riconosce il merito di chi ha contribuito a un risultato;
- comunica tempestivamente un problema;
- mantiene un atteggiamento professionale anche in caso di disaccordo.
Nessuno di questi comportamenti, preso isolatamente, garantisce una reputazione positiva.
La loro ripetizione, però, offre agli interlocutori elementi concreti per valutare la nostra affidabilità.
Nel networking, le persone spesso non dispongono di informazioni complete sulla nostra attività. Si affidano anche ai segnali che osservano durante gli incontri e nelle interazioni successive.
Un appuntamento gestito con serietà, una presentazione ben preparata o una risposta tempestiva possono contribuire a creare un’impressione positiva. La continuità dei comportamenti sarà poi determinante per consolidarla.
Questo non significa vivere per essere giudicati.
Significa comprendere che ogni interazione professionale può contribuire, nel bene o nel male, alla storia che gli altri associano al nostro nome.
LA REPUTAZIONE NEL NETWORKING: PERCHÉ GLI ALTRI DOVREBBERO PRESENTARCI?
Nel networking esiste una forma di fiducia particolarmente significativa: la disponibilità di una persona a raccomandarci o a metterci in contatto con qualcuno della propria rete.
Una presentazione professionale non è un gesto neutrale.
Quando un imprenditore presenta un proprio cliente a un consulente, mette in gioco anche la propria credibilità. Se l’incontro si rivela utile, la sua reputazione può rafforzarsi. Se la presentazione è inappropriata o il comportamento del professionista risulta scorretto, può emergere un rischio reputazionale anche per chi ha favorito il collegamento.
Per questa ragione, le persone tendono a essere più prudenti quando raccomandano qualcuno rispetto a quando semplicemente lo incontrano.
Per diventare un professionista che gli altri presentano volentieri, occorre sviluppare alcune qualità.
Essere comprensibili. Gli altri devono sapere che cosa facciamo, per chi lavoriamo e in quali situazioni possiamo essere utili.
Essere affidabili. Chi ci presenta deve poter ragionevolmente confidare nel nostro comportamento.
Essere pertinenti. Non ogni contatto è adatto a ogni esigenza. La qualità di una presentazione dipende anche dalla capacità di riconoscere la compatibilità tra persone, bisogni e competenze.
Essere rispettosi. Una presentazione non autorizza a utilizzare impropriamente informazioni, tempo o relazioni altrui.
Essere professionali anche dopo il collegamento. Ringraziare, rispondere e gestire con serietà il seguito dell’incontro contribuisce a preservare la fiducia.
La reputazione diventa così un fattore che può favorire l’accesso a nuove opportunità.
Non garantisce che gli altri ci raccomandino, ma può ridurre le loro incertezze e rendere più semplice la decisione di coinvolgerci.
Nel networking, una reputazione credibile non si limita ad attirare contatti: può rendere più naturale la nascita di nuove presentazioni qualificate.
IL CAPITALE REPUTAZIONALE: UN PATRIMONIO CHE RICHIEDE CURA
Un’impresa possiede risorse visibili: capitale finanziario, tecnologie, competenze, strutture, processi e portafoglio clienti.
Accanto a queste risorse esiste una dimensione meno tangibile: la fiducia che l’impresa ha saputo costruire presso clienti, fornitori, collaboratori, partner e istituzioni.
Possiamo definirla, in senso manageriale, capitale reputazionale.
Non è una voce che possiamo quantificare con facilità come una disponibilità bancaria. Il suo valore si manifesta attraverso effetti concreti, che possono comprendere:
- maggiore disponibilità degli interlocutori ad avviare una collaborazione;
- minori incertezze nella fase iniziale di una relazione commerciale;
- maggiore facilità nel mantenere rapporti di lungo periodo;
- possibilità di essere considerati per progetti e incarichi;
- capacità di affrontare una criticità con una base di fiducia già esistente;
- maggiore riconoscibilità in un mercato competitivo.
Questi effetti non sono automatici e dipendono dal settore, dal contesto e dalle esperienze effettive degli interlocutori.
Una buona reputazione non sostituisce la qualità del prodotto, la sostenibilità economica o la competenza tecnica. Può però rafforzare il valore di queste risorse e favorire la costruzione di relazioni più solide.
Il capitale reputazionale è inoltre fragile.
Può essere compromesso da promesse non mantenute, comportamenti incoerenti, informazioni fuorvianti o gestione inadeguata dei conflitti.
Ecco perché la reputazione non dovrebbe essere trattata come un risultato acquisito una volta per tutte.
È un patrimonio relazionale da costruire, proteggere e rinnovare attraverso comportamenti coerenti.
REPUTAZIONE DIGITALE: QUANDO LA NOSTRA PRESENZA PARLA PER NOI
Oggi una parte importante della valutazione professionale avviene prima del primo incontro.
Un potenziale cliente può cercare il nostro nome su Google. Un imprenditore può consultare il nostro profilo LinkedIn. Un partner può leggere un articolo che abbiamo pubblicato, osservare le nostre interazioni o verificare le informazioni presenti sul sito aziendale.
La reputazione digitale si sviluppa attraverso una pluralità di elementi:
- contenuti pubblicati;
- informazioni professionali disponibili online;
- testimonianze e recensioni;
- coerenza tra i diversi profili digitali;
- qualità delle interazioni pubbliche;
- accuratezza delle informazioni condivise;
- modalità con cui rispondiamo a critiche e contestazioni.
La quantità di contenuti non coincide con la qualità della reputazione.
Pubblicare frequentemente non significa necessariamente essere autorevoli. Avere molti follower non dimostra, da solo, la solidità delle competenze. Un profilo curato non garantisce che l’esperienza professionale sia all’altezza delle aspettative.
La comunicazione digitale diventa utile quando rende più facilmente verificabile il valore che offriamo.
Per un imprenditore, questo significa descrivere con precisione la propria attività, evitare promesse esagerate, condividere contenuti pertinenti e mantenere coerenza tra il profilo personale e quello aziendale.
Significa anche ricordare che ciò che pubblichiamo può essere interpretato fuori dal contesto originario.
Una risposta impulsiva, una critica formulata senza elementi sufficienti o una dichiarazione contraddittoria possono incidere sulla percezione del nostro comportamento.
La prudenza non deve trasformarsi in comunicazione artificiale. Deve aiutarci a esprimere le nostre posizioni con chiarezza, competenza e responsabilità.
La reputazione digitale è più solida quando ciò che si trova online corrisponde, per quanto possibile, all’esperienza che le persone vivono incontrandoci.
L’AUTOREVOLEZZA NON SI DICHIARA: SI DIMOSTRA
Esiste una differenza tra definirsi esperti ed essere riconosciuti come interlocutori competenti.
La prima è una dichiarazione. La seconda è una percezione che deve trovare riscontri.
Un professionista può presentarsi come leader del proprio settore, ma la sua autorevolezza sarà influenzata dalla qualità delle sue analisi, dalla capacità di affrontare problemi complessi, dalla chiarezza delle sue argomentazioni e dal rispetto con cui tratta le posizioni differenti.
Nel networking, l’autorevolezza non dipende soltanto dalla quantità di informazioni che possediamo.
Dipende anche da come le utilizziamo.
Una persona autorevole sa distinguere i fatti dalle opinioni. Riconosce i limiti delle proprie competenze. Evita di attribuirsi risultati non dimostrabili. È capace di valorizzare le competenze altrui senza percepirle come una minaccia.
Non ha bisogno di occupare ogni spazio della conversazione per dimostrare il proprio valore.
Sa intervenire quando può contribuire e ascoltare quando qualcun altro possiede conoscenze più pertinenti.
Questa forma di autorevolezza è particolarmente importante nelle comunità professionali, dove la credibilità si costruisce attraverso interazioni ripetute e osservazione reciproca.
L’obiettivo non è apparire superiori agli altri.
È diventare interlocutori dei quali gli altri riconoscono il contributo.
La vera autorevolezza non nasce dalla distanza che creiamo tra noi e gli altri, ma dalla qualità del valore che siamo in grado di offrire.
COME SI DIFENDE LA REPUTAZIONE QUANDO SI COMMETTE UN ERRORE?
Una reputazione credibile non presuppone l’assenza di errori.
Ogni attività professionale comporta decisioni, rischi e imprevisti. Anche le persone più competenti possono sbagliare una valutazione, ritardare una consegna o gestire male una comunicazione.
La differenza emerge dal modo in cui affrontano la situazione.
Di fronte a un errore, alcuni cercano immediatamente una giustificazione. Altri minimizzano il problema, attribuiscono ogni responsabilità a fattori esterni o evitano di rispondere.
Queste reazioni possono aggravare la criticità, soprattutto quando gli interlocutori percepiscono una mancanza di trasparenza.
Una gestione professionale richiede invece cinque passaggi.
- Riconoscere il problema. Comprendere che cosa è accaduto, senza minimizzare né amplificare i fatti.
- Comunicare con chiarezza. Informare le persone coinvolte in modo tempestivo e proporzionato.
- Assumersi la propria responsabilità. Distinguere ciò che dipende dalle nostre decisioni da ciò che dipende da fattori esterni.
- Proporre una soluzione. Individuare le azioni correttive realisticamente possibili e concordare tempi e responsabilità.
- Imparare dall’esperienza. Modificare i processi o i comportamenti che hanno contribuito al problema.
Un errore può compromettere la fiducia, e alcune conseguenze possono essere difficili da recuperare. Tuttavia, affrontare la criticità con trasparenza e responsabilità offre una possibilità concreta di limitare il danno e, in alcuni casi, ricostruire la relazione.
La reputazione non si protegge fingendo di non sbagliare.
Si protegge dimostrando di essere capaci di rispondere delle proprie azioni.
GLI ERRORI CHE DANNEGGIANO LA REPUTAZIONE NEL NETWORKING
Nelle relazioni professionali, alcuni comportamenti possono compromettere la fiducia anche quando non producono immediatamente conseguenze visibili.
- Promettere più di quanto si possa mantenere.
Creare aspettative irrealistiche può generare un vantaggio iniziale, ma espone a una perdita di credibilità quando le promesse non trovano riscontro.
- Parlare male degli altri per valorizzare se stessi.
La denigrazione sistematica dei concorrenti o dei colleghi può far dubitare della nostra capacità di gestire con maturità le relazioni professionali.
- Utilizzare le persone esclusivamente per interesse.
Cercare un contatto soltanto quando serve qualcosa può indebolire la percezione di autenticità e continuità della relazione.
- Attribuirsi meriti non propri.
Non riconoscere il contributo di collaboratori, partner o colleghi può compromettere la fiducia e la disponibilità a collaborare nuovamente.
- Diffondere informazioni senza verificarle.
Condividere dati inesatti o affermazioni non supportate può danneggiare la nostra credibilità, soprattutto quando ci presentiamo come esperti.
- Non rispettare la riservatezza.
Utilizzare informazioni ricevute in un contesto confidenziale senza autorizzazione può compromettere relazioni difficili da ricostruire.
- Confondere popolarità e credibilità.
Cercare continuamente attenzione può sottrarre spazio alla qualità del lavoro e alla costruzione di rapporti professionali sostanziali.
La reputazione non richiede che tutti ci apprezzino. Richiede che il nostro comportamento sia sufficientemente coerente, trasparente e professionale da permettere agli altri di valutare correttamente il nostro contributo.
IL METODO OPERATIVO: PROMETTERE, DIMOSTRARE, CONFERMARE
Per trasformare la reputazione in una dimensione concreta della propria attività professionale, propongo un metodo articolato in tre azioni.
PROMETTERE CON PRECISIONE
Definisci ciò che puoi realmente offrire.
Comunica le tue competenze, i tuoi limiti, le condizioni del servizio e i risultati ragionevolmente attesi. Evita affermazioni che non puoi sostenere con elementi verificabili.
DIMOSTRARE CON I FATTI
Trasforma le dichiarazioni in comportamenti.
Rispetta gli impegni, comunica gli imprevisti, documenta i risultati quando possibile e tratta ogni interlocutore con serietà. Lascia che siano le esperienze concrete a confermare le tue qualità.
CONFERMARE NEL TEMPO
Rendi riconoscibile la tua affidabilità.
Mantieni coerenza nelle relazioni, chiedi riscontri pertinenti, correggi le criticità e aggiorna le tue competenze. La reputazione si consolida quando le esperienze successive confermano, anziché contraddire, le aspettative create.
Questo metodo può essere applicato a un incontro commerciale, a una partnership, alla gestione di un cliente o alla partecipazione a una community imprenditoriale.
Il punto centrale è che la reputazione non deve essere affidata esclusivamente alla comunicazione.
Deve essere sostenuta da un sistema di comportamenti verificabili.
APPLICAZIONE IMMEDIATA — COME VIENE PERCEPITO IL TUO NOME?
Dedica quindici minuti a una breve verifica della tua reputazione professionale.
Non si tratta di cercare conferme o complimenti. L’obiettivo è individuare la distanza tra ciò che desideri comunicare e ciò che le persone possono effettivamente sperimentare nel rapporto con te.
La verifica reputazionale
Seleziona le attività che hai già svolto. Utilizza la lista come strumento di autovalutazione.
Identità: so descrivere con chiarezza le competenze per le quali desidero essere riconosciuto.
Affidabilità: mantengo gli impegni presi e comunico tempestivamente eventuali difficoltà.
Presenza digitale: le informazioni online sono accurate e coerenti con la mia attività reale.
Riscontro esterno: ho chiesto a una persona di fiducia come vengono percepiti il mio modo di lavorare e la mia affidabilità.
Miglioramento: ho individuato un comportamento concreto da correggere o consolidare.
0 di 5 verifiche completate
Azzera lista
Tre domande da porsi con sincerità
- Per quale qualità vorrei essere ricordato da un imprenditore che mi ha incontrato una sola volta?
- Quale esperienza concreta potrebbe convincerlo che quella qualità mi appartiene davvero?
- Esiste una differenza tra ciò che dichiaro di essere e ciò che il mio comportamento dimostra?
Le risposte non servono a costruire una nuova immagine artificiale.
Servono a rendere più coerente quella che già presentiamo al mercato.
LA REPUTAZIONE COME RESPONSABILITÀ COLLETTIVA NELLA COMMUNITY
Una community professionale non è soltanto un insieme di persone che condividono uno spazio di incontro.
È anche un ambiente nel quale i comportamenti dei partecipanti contribuiscono alla qualità percepita dell’intera rete.
Quando una persona viene presentata attraverso una community, l’interlocutore può associare quell’esperienza non soltanto al singolo professionista, ma anche al contesto che ha favorito il collegamento.
Per questo la reputazione individuale e quella collettiva possono influenzarsi reciprocamente.
Una community che promuove competenza, serietà, rispetto e collaborazione crea condizioni favorevoli per relazioni professionali credibili.
Al contrario, una rete nella quale prevalgono promesse eccessive, presentazioni poco pertinenti o comportamenti opportunistici rischia di indebolire la fiducia complessiva.
Questo non significa che tutti i partecipanti debbano avere lo stesso stile o perseguire gli stessi obiettivi commerciali.
Significa condividere criteri minimi di comportamento: trasparenza, correttezza, rispetto degli impegni, attenzione alla riservatezza e disponibilità a contribuire alla qualità delle relazioni.
In una community come La Vetrina delle Professioni, questa dimensione è particolarmente rilevante.
La credibilità della rete dipende dalla qualità delle persone che la compongono, ma anche dal metodo con cui vengono facilitate le connessioni, dalla chiarezza delle regole e dalla continuità delle attività.
La reputazione collettiva non si costruisce soltanto attraverso il nome di una community o la qualità della sua comunicazione istituzionale.
Si costruisce attraverso le esperienze che i partecipanti vivono al suo interno e quelle che portano all’esterno.
Una rete professionale diventa autorevole quando il suo nome richiama non soltanto una comunità di persone, ma un modo riconoscibile di fare impresa e di coltivare le relazioni.
CONCLUSIONE — IL TUO NOME È UNA PROMESSA CHE DEVE TROVARE CONFERMA
Nel networking, la reputazione rappresenta una delle risorse più importanti perché accompagna ogni nuova relazione.
Quando veniamo presentati, quando entriamo in una riunione o quando un potenziale cliente consulta il nostro profilo, gli altri cercano elementi che li aiutino a valutare la nostra credibilità.
Non sempre possiedono informazioni sufficienti per formulare un giudizio completo. Per questo osservano la coerenza delle nostre dichiarazioni, la qualità delle nostre interazioni e le esperienze di chi ha già lavorato con noi.
Possiamo guidare il modo in cui ci presentiamo. Possiamo migliorare la comunicazione, documentare le competenze e rendere più visibili i risultati.
Non possiamo, però, controllare interamente la reputazione che gli altri costruiscono.
Possiamo soltanto influenzarla attraverso comportamenti coerenti, informazioni corrette e relazioni gestite con responsabilità.
Questo richiede tempo. Richiede attenzione ai dettagli. Richiede la disponibilità a riconoscere gli errori e a correggere ciò che non funziona.
Ma proprio questa continuità può trasformare un semplice contatto in un interlocutore fidato, una presentazione in una collaborazione e una relazione occasionale in un rapporto professionale duraturo.
Perché nel networking non conta soltanto chi conosce il nostro nome.
Conta che cosa quel nome richiama nella mente delle persone che lo ascoltano.
E soprattutto, conta se l’esperienza che avranno con noi sarà coerente con le aspettative che abbiamo contribuito a creare.
IL PRINCIPIO CHIAVE DELLA DISPENSA 18
«La reputazione è ciò che rimane delle nostre promesse dopo che gli altri hanno sperimentato i nostri comportamenti.»
Metodo Stefano Staderoli · Cultura del Networking
PROSSIMA DISPENSA
Dispensa 19 — Il Follow-up: l’Arte di Dare Continuità alle Relazioni
Perché il vero networking non si conclude con un incontro, uno scambio di biglietti da visita o una richiesta di collegamento, ma comincia dalla capacità di dare seguito alle relazioni con metodo, attenzione e coerenza.
Stefano Staderoli Fondatore de La Vetrina delle Professioni
La community dove il business diventa visione.
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