TERRITORI FORTI, IMPRESE FORTI
Perché l’Italia ha bisogno di ecosistemi imprenditoriali territoriali
Ai CEO, agli Amministratori Delegati, agli Imprenditori, ai Manager, alle Camere di Commercio, alle Associazioni di categoria, agli Ordini professionali, alle Università e ai Giovani Imprenditori.
Una domanda che non possiamo più rimandare
Quanto può essere competitiva un’impresa se il territorio nel quale opera non è competitivo?
È una domanda che riguarda ogni CEO, ogni Amministratore Delegato e ogni imprenditore.
Perché per troppo tempo abbiamo osservato la competitività esclusivamente dal punto di vista della singola azienda.
Fatturato.
Marginalità.
Produttività.
Innovazione.
Internazionalizzazione.
Sono tutti indicatori fondamentali.
Ma oggi non sono più sufficienti.
Perché un’impresa non vive nel vuoto.
Vive dentro un territorio.
E il territorio può rappresentare un moltiplicatore di competitività oppure diventare un freno alla crescita.
Il nuovo capitale non è soltanto dentro l’impresa
L’economia contemporanea sta modificando profondamente il rapporto tra impresa e territorio.
Le competenze sono distribuite.
Le filiere sono interconnesse.
La tecnologia supera i confini geografici.
I mercati sono europei e globali.
Ma proprio per questo cresce il valore di ciò che nessuna tecnologia può sostituire completamente:
la capacità di creare connessioni qualificate.
Un’impresa competitiva ha bisogno di:
fornitori affidabili.
professionisti competenti.
capitale umano.
università.
infrastrutture.
istituzioni efficienti.
interlocutori finanziari.
partner tecnologici.
altre imprese con cui condividere competenze, mercati e opportunità.
Questa rete di relazioni costituisce una parte sempre più importante del patrimonio competitivo di un territorio.
Il problema italiano non è la mancanza di eccellenze.
È la loro frammentazione.
L’Italia possiede imprese straordinarie.
Professionisti qualificati.
Università.
Centri di ricerca.
Camere di Commercio.
Associazioni.
Distretti produttivi.
Competenze tecnologiche.
Ma troppo spesso queste realtà non costituiscono un vero ecosistema.
Esistono.
Ma non sempre dialogano.
Sono vicine.
Ma non necessariamente connesse.
Condividono lo stesso territorio.
Ma non sempre condividono una strategia.
Ed è proprio qui che dobbiamo intervenire.
La nostra posizione
La competitività delle PMI italiane non può essere affidata esclusivamente alla capacità del singolo imprenditore.
Deve diventare una responsabilità collettiva del territorio.
Questo significa superare una cultura nella quale imprese, professionisti e istituzioni si incontrano prevalentemente quando devono risolvere un problema.
Dobbiamo costruire:
relazioni prima che emerga il problema.
collaborazione prima che diventi necessaria.
fiducia prima di avere bisogno di qualcuno.
Questa è la differenza tra una semplice rete di contatti e un vero ecosistema imprenditoriale.
Tre responsabilità per chi guida l’economia
- Le imprese devono imparare a collaborare senza perdere la propria identità
Collaborare non significa diventare uguali.
Significa mettere competenze differenti al servizio di obiettivi comuni.
La PMI del futuro non sarà necessariamente quella che farà tutto da sola.
Sarà quella che saprà scegliere con chi costruire valore.
- I territori devono diventare piattaforme di opportunità
Un territorio competitivo deve mettere in relazione chi produce, chi conosce, chi innova e chi decide.
Imprese, professionisti, università, associazioni e istituzioni locali non possono più essere mondi separati.
Devono diventare parti di un unico ecosistema.
- Le istituzioni economiche devono facilitare le connessioni
Non basta sostenere le imprese.
Occorre anche metterle nelle condizioni di incontrarsi, conoscersi e collaborare.
Le Camere di Commercio, le associazioni e gli organismi territoriali possono svolgere un ruolo decisivo nella costruzione di queste connessioni.
Perché favorire relazioni economiche qualificate significa contribuire direttamente alla competitività del territorio.
Il vero tema non è il networking
È qualcosa di più profondo.
Il networking può creare un contatto.
Un ecosistema crea continuità.
Il networking può generare un’opportunità.
Un ecosistema genera un ambiente nel quale le opportunità possono nascere continuamente.
Il networking mette in relazione le persone.
Un ecosistema mette in relazione competenze, imprese, istituzioni e territori.
È questa evoluzione che dobbiamo iniziare a costruire.
Da dove ripartire?
Dai territori.
Perché è nei territori che le imprese si incontrano.
È nei territori che:
nascono le competenze.
si formano i giovani.
si costruiscono le filiere.
È nei territori che le istituzioni possono conoscere realmente le esigenze dell’economia.
E proprio per questo la politica industriale non può essere soltanto una politica di incentivi.
Deve diventare anche una politica delle connessioni.
Una politica capace di rafforzare gli ecosistemi nei quali le imprese possono crescere, innovare e competere in Europa.
TERRITORI FORTI CREANO IMPRESE FORTI.
E imprese forti rendono più forte l’Europa.
Stefano Staderoli
Pubblicista
Fondatore della Vetrina delle Professioni
LA VETRINA DELLE PROFESSIONI
Il laboratorio permanente delle relazioni economiche tra imprese.
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