EUROPA: COMPETERE O COLLABORARE?

Per molto tempo abbiamo pensato alla competitività come a una gara.

  • Un’impresa contro un’altra.
  • Un Paese contro un altro.
  • Un territorio contro un altro.
  • Un continente contro gli altri grandi protagonisti dell’economia mondiale.

Ma il mondo nel quale le imprese europee si trovano oggi a competere è cambiato.

  • Le catene del valore sono diventate globali.
  • La tecnologia accelera.
  • Le transizioni energetica e digitale richiedono investimenti enormi.
  • Le tensioni geopolitiche modificano mercati e approvvigionamenti.
  • E la dimensione internazionale non è più una scelta riservata alle grandi multinazionali.
  • Anche una PMI è ormai inserita, direttamente o indirettamente, in una competizione globale.

Di fronte a questo scenario, l’Europa deve porsi una domanda:

è ancora sufficiente competere separatamente o dobbiamo imparare a collaborare strategicamente?

Collaborare non significa rinunciare alla concorrenza.

Significa comprendere che esistono ambiti nei quali la forza di uno diventa maggiore quando viene collegata alla forza degli altri.

  • Una PMI italiana può avere una tecnologia eccellente.
  • Un’impresa tedesca può possedere una straordinaria capacità industriale.
  • Un’azienda francese può avere competenze avanzate nei servizi.
  • Un’impresa spagnola può avere accesso a mercati e filiere differenti.
  • Un territorio può disporre di talenti.
  • Un altro di infrastrutture.
  • Un altro ancora di capitali o di capacità di ricerca.

La domanda strategica diventa allora:

come facciamo a mettere queste risorse in relazione?

È qui che la cooperazione economica europea può assumere un significato nuovo.

  • Non soltanto accordi istituzionali.
  • Non soltanto programmi comunitari.
  • Non soltanto grandi progetti industriali.

Ma soprattutto relazioni operative tra imprese, territori e persone.

Perché molte opportunità europee non falliscono per mancanza di risorse.

  • Falliscono perché le risorse rimangono separate.
  • Conoscenze che non incontrano imprese.
  • Imprese che non incontrano partner.
  • Territori che non incontrano mercati.
  • Competenze che non incontrano opportunità.
  • Istituzioni che non sempre riescono a intercettare tempestivamente i bisogni del sistema produttivo.

In questo senso, costruire connessioni non è soltanto una questione di networking.

È una questione di politica economica.

Un’Europa più connessa può condividere competenze, accelerare l’innovazione, diversificare le filiere, creare partnership e aumentare la capacità delle PMI di affrontare mercati sempre più complessi.

Ecco perché il futuro della competitività europea potrebbe non essere rappresentato dalla domanda:

“Chi è più forte?”

Ma da una domanda diversa:

“Quanto siamo capaci di diventare più forti insieme?”

La competizione rimarrà.

Ed è necessaria.

Ma accanto alla competizione dovrà crescere una nuova cultura della collaborazione strategica.

Una cultura nella quale un’impresa non vede necessariamente nell’altra soltanto un concorrente, ma anche un possibile partner.

Un territorio non vede il territorio vicino come un rivale, ma come parte di un ecosistema più grande.

E le istituzioni non si limitano a regolamentare il mercato, ma contribuiscono a creare le condizioni affinché le relazioni economiche possano svilupparsi.

LA DOMANDA DI EUROPEAN ECONOMIC DIALOGUE

L’Europa vuole essere semplicemente un insieme di imprese che competono nello stesso mercato o vuole diventare un ecosistema di imprese capaci di competere insieme nel mondo?

È una domanda per gli imprenditori.

Per gli AD e i CEO.

Per le Camere di Commercio.

Per le istituzioni.

Ed è una domanda strategica per l’Europa.

 

LA VETRINA DELLE PROFESSIONI — EUROPEAN ECONOMIC DIALOGUE

Competere è necessario.
Collaborare può diventare strategico.
Costruire relazioni può diventare decisivo.


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