LE SANZIONI CAMBIANO IL MODO DI FARE IMPRESA
Per molto tempo le sanzioni internazionali sono state percepite come uno strumento della politica estera.
Una decisione dei governi.
Una questione diplomatica.
Un tema da lasciare agli uffici legali o alle istituzioni.
Oggi non è più così.
Le sanzioni sono diventate una variabile economica.
Entrano nelle decisioni delle imprese.
Influenzano gli approvvigionamenti.
Modificano le catene del valore.
Condizionano i pagamenti.
Aumentano i rischi di compliance.
Possono rendere improvvisamente complessa una relazione commerciale costruita negli anni.
Per una grande multinazionale esistono strutture dedicate alla gestione di questi rischi.
Per una PMI la situazione può essere molto diversa.
Un nuovo regime sanzionatorio può significare dover verificare un cliente, un fornitore, un intermediario finanziario, una destinazione, una merce o una transazione.
E non sempre l’impresa dispone internamente delle competenze necessarie.
Qui emerge una delle grandi trasformazioni dell’economia contemporanea:
la geopolitica è entrata nella gestione quotidiana dell’impresa.
Non basta più chiedersi:
“Quanto è conveniente questo mercato?”
Bisogna chiedersi anche:
- “Quanto è stabile?”
- “Quali rischi geopolitici presenta?”
- “Quali dipendenze genera?”
- “Quali conseguenze avrebbe un cambiamento delle regole?”
Questo non significa che le imprese debbano rinunciare ai mercati internazionali.
Al contrario.
Significa che devono imparare a operarvi con maggiore consapevolezza.
Ed è qui che l’Europa ha una responsabilità particolare.
Un mercato integrato ha bisogno di regole comprensibili, informazioni accessibili e capacità di accompagnamento, soprattutto nei confronti delle PMI.
Perché una sanzione può essere decisa a livello internazionale, ma il suo impatto viene spesso assorbito concretamente da un’impresa, da un lavoratore, da una filiera o da un territorio.
Ecco perché la resilienza economica europea non può essere soltanto una questione normativa.
Deve diventare anche una questione di conoscenza e relazioni.
Le imprese hanno bisogno di dialogare con professionisti, istituzioni, associazioni, banche, Camere di Commercio e partner internazionali.
- Hanno bisogno di informazioni tempestive.
- Hanno bisogno di diversificare.
- Hanno bisogno di conoscere nuovi mercati e nuovi interlocutori.
- Hanno bisogno, soprattutto, di non trovarsi isolate davanti a una trasformazione geopolitica.
- La capacità di costruire una rete affidabile diventa quindi parte della capacità di gestire il rischio.
Una relazione economica non è soltanto un’opportunità commerciale.
Può diventare anche uno strumento di resilienza.
Il futuro dell’impresa europea richiederà quindi una nuova competenza:
saper leggere il mondo prima che il mondo entri nel bilancio dell’impresa.
LA DOMANDA DI EUROPEAN ECONOMIC DIALOGUE
Le nostre imprese sono realmente preparate a gestire un mondo nel quale una decisione geopolitica presa a migliaia di chilometri di distanza può modificare, in poche ore, una relazione commerciale costruita per anni?
È una domanda per gli imprenditori.
Per gli AD e i CEO.
Per le istituzioni.
Per le Camere di Commercio.
E per l’Europa.
LA VETRINA DELLE PROFESSIONI — EUROPEAN ECONOMIC DIALOGUE
Conoscere il rischio.
Diversificare le relazioni.
Costruire resilienza.
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